Assaggi, viaggi e pensieri di una giornalista gastronomica / Tastings, travels and thoughts of a food writer
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martedì 15 settembre 2015
Apre Ted a Roma: astice, hamburger e cocktail
Con settembre ricomincia il turbine di inviti e "nuove aperture" a Roma e in giro per l'Italia, e io metto in conto di prendere una decina di chili nei prossimi mesi. Per forza di cose devo selezionare, ma ho accettato volentieri l'invito per ieri sera da TED - nuovo locale in via Terenzio, a Prati - vista la "promessa" del payoff del locale: burger&lobster.
Piccolo inciso: non so a cosa si riferisca il nome, ma decisamente non mi convince il fatto che ricordi anche nei colori e nel lettering quello - decisamente piu' noto - dei famosi TED Talks.
Si trattava di un'anteprima per la stampa su invito, quindi non ho la pretesa di fare una vera e propria recensione del locale - che come sempre in queste occasioni ha risentito un po' della serata piena e caotica, soprattutto nel servizio - pero' vi dico cosa mi e' piaciuto e cosa meno del posto per il momento e perche' ci tornerei almeno per un'altra prova.
giovedì 20 novembre 2014
ProLoco Pinciano (e altri indirizzi intorno a Porta Pia)
A volte i casi della vita sono strani: ho abitato per quasi vent'anni a due passi da Porta Pia e dalla sua famosa breccia, e per quanto amassi quella zona e i suoi innegabili vantaggi - tipo avere minimo quattro cinema a portata di piedi e poter decidere anche alle 20.20 di andare a vedere un film, da sola, in tuta - dal punto di vista gastronomico era una vera tragedia: mi salvavano giusto l'Osteria dell'Arco a via Pagliari e l'apertura della sede distaccata dei Gracchi, che soddisfaceva la mia voglia di gelato oltre al glorioso Tribeca che per quanto avesse una pessima offerta alcolica era il mio quartier generale per colazioni e caffe' "di lavoro" e per ottimi pranzi semplici ma ben fatti.
Per il resto era davvero il deserto.
Non mi ha mai attirato Ham Holy Burger - quindi non ci sono andata - e mi lasciava francamente perplessa Ops, il locale vegetariano aperto dallo chef Simone Salvini.
Poi sono arrivati - per fortuna - Marzapane (di cui devo ancora visitare la nuova sede) e Guerrini dal 1958 ad alzare decisamente il livello e le mie sorti, e un dignitoso ristorante giapponese, Sakura.
Esattamente un anno fa sono andata via di li' per trasferirmi in un altro quartiere romano e da quel momento hanno iniziato ad aprire posti interessanti come se piovesse!
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lunedì 4 agosto 2014
Al Ceppo: la cucina "borghese" che non delude
| l'uovo soffice con asparagi e tartufo estivo |
Vivo da ormai quasi 15 anni a Roma, mi occupo di cibo da 10 e fino a qualche mese fa abitavo poco distante dai Parioli. Insomma, confesso: sono colpevole di non essere mai stata - fino a ieri sera - Al Ceppo per via di un certo pregiudizio anti-pariolino. Sono piuttosto insofferente ai luoghi - fisici e mentali - borghesi, per non parlare della cucina etichettabile con lo stesso aggettivo.
Cosi' come a Napoli la mia famiglia evitava in modo abbastanza netto gli indirizzi rassicuranti del Dotto', che le faccio mangiare oggi?, anche io ho sempre privilegiato indirizzi gourmet possibilmente avanguardisti (o diciamo, almeno al passo con i tempi) che dessero un brivido di emozione o altrimenti locali pop con qualcosa di nuovo da dire e veraci trattorie con pochi fronzoli. Ieri sera invece con alcuni amici mi sono seduta per la prima volta alla tavola di questo storico ristorante pariolino - o meglio a uno dei tavolini esterni, ma mi riprometto di andarci in inverno per godere della calda sala interna piacevolmente retro' o magari del bellissimo tavolone in legno affacciato sulla cucina, e sulla griglia - e non sono stata affatto delusa.
domenica 20 ottobre 2013
In stato evidente da cambiare programma
Fine ottobre, una delle rare domeniche libere, tanti programmi e opzioni in ballo: una mostra al Palazzo delle Esposizioni, una manifestazione di birre artigianali, un salto da Ikea per vedere mobili...
E se invece restassimo a letto un po' di piu' (non troppo, c'e' il cane Lucky che vuole essere portato a spasso, almeno la domenica che diamine :) ) e poi andassimo a mangiare qualcosa?
Non sara' una novita', almeno per me, ma vuoi mettere mangiare all'aperto, non troppo lontani dal mare, a fine ottobre? Chissa' quanti mesi dovremo aspettare per rifarlo, e considerato che con luiandrei sono andata a mangiare anche in una bettola cambogiana, figuriamoci se mi faccio scappare l'occasione.
Quindi, direzione Fiumicino. Era un po' che volevo provare l'Osteria dell'Orologio e la cucina di Marco Claroni, giovane chef di cui sento parlare sempre bene.
Le aspettative non sono state deluse, ne' per quanto riguarda la cucina ne' per quel che concerne le ore di relax in ottima compagnia. Qualche riserva invece sul servizio, cordiale e decisamente molto informale ma un po' troppo impreciso per i miei gusti (e non sono di quelli che amano che gli venga messo il tovagliolo sulle gambe, per intenderci), dalle ordinazioni al servizio del vino.
Chiudo la lista dei complaint (si fa per dire, diciamo le cose che mi sono piaciute di meno) con la poca scelta di bottiglie alla mescita (solo un Gewurtztraminer di Terlano, ci 'e gentilmente stata aperta appositamente una bottiglia di Frascati Superiore dignitoso ma certo non memorabile; considerata la cucina 100% pesce si potrebbe dare qualche opzione in piu' di bianchi in mescita) mentre non mi dispiace la formula che mixa l'alta cucina con un'impostazione "da trattoria" (detto assolutamente in tono non dispregiativo) nelle porzioni abbondanti e i prezzi contenuti (antipasti e primi intorno ai 13 euro, secondi 16-20 euro, due menu degustazione da 35 - mi sembra - e 45 euro esclusi i vini).
Ecco quello che abbiamo mangiato noi:
Benvenuto:
alice fritta con farcia di patate e zucca in agrodolce
crema di pomodori con bufala e crudo di sugherello
entrambi molto buoni, con un bel contrasto tra acidita', grassezza e sapidita'. L'alice fritta mi ha anche dato una bella idea che sperimentero' presto a casa ;)
Antipasti:
calamaretti ripieni di scarole e alici su salsa di pomodoro e arancia
polpo scottato con broccoletti e cacio e pepe
Molto buono anche questo: cottura perfetta (rosata al centro), ottimo accostamento con le nocciole e la zucca che rende una bellissima interpretazione autunnale di questo pesce azzurro che da' sempre grandi soddisfazioni se cucinato bene.
Rinunciamo al dessert per goderci appena un altro po' di sole e aria aperta e andiamo via soddisfatti.
Osteria dell'Orologio
Via della Torre Clementina, 114, 00054 Fiumicino (Roma)
tel.+39 06 650 5251www.osteriadellorologio.net
E se invece restassimo a letto un po' di piu' (non troppo, c'e' il cane Lucky che vuole essere portato a spasso, almeno la domenica che diamine :) ) e poi andassimo a mangiare qualcosa?
Non sara' una novita', almeno per me, ma vuoi mettere mangiare all'aperto, non troppo lontani dal mare, a fine ottobre? Chissa' quanti mesi dovremo aspettare per rifarlo, e considerato che con lui
Quindi, direzione Fiumicino. Era un po' che volevo provare l'Osteria dell'Orologio e la cucina di Marco Claroni, giovane chef di cui sento parlare sempre bene.
Le aspettative non sono state deluse, ne' per quanto riguarda la cucina ne' per quel che concerne le ore di relax in ottima compagnia. Qualche riserva invece sul servizio, cordiale e decisamente molto informale ma un po' troppo impreciso per i miei gusti (e non sono di quelli che amano che gli venga messo il tovagliolo sulle gambe, per intenderci), dalle ordinazioni al servizio del vino.
Chiudo la lista dei complaint (si fa per dire, diciamo le cose che mi sono piaciute di meno) con la poca scelta di bottiglie alla mescita (solo un Gewurtztraminer di Terlano, ci 'e gentilmente stata aperta appositamente una bottiglia di Frascati Superiore dignitoso ma certo non memorabile; considerata la cucina 100% pesce si potrebbe dare qualche opzione in piu' di bianchi in mescita) mentre non mi dispiace la formula che mixa l'alta cucina con un'impostazione "da trattoria" (detto assolutamente in tono non dispregiativo) nelle porzioni abbondanti e i prezzi contenuti (antipasti e primi intorno ai 13 euro, secondi 16-20 euro, due menu degustazione da 35 - mi sembra - e 45 euro esclusi i vini).
Ecco quello che abbiamo mangiato noi:
Benvenuto:
alice fritta con farcia di patate e zucca in agrodolce
crema di pomodori con bufala e crudo di sugherello
Antipasti:
calamaretti ripieni di scarole e alici su salsa di pomodoro e arancia
polpo scottato con broccoletti e cacio e pepe
Due begli antipasti, anche se abbiamo preferito i calamaretti che hanno anche il pregio di avere una bellissima presentazione. Personalmente avrei visto meglio la scarola nella versione classica con olive e capperi anziche' con i fagioli, ma sono gusti personali. Davvero riuscita la combinazione con la salsa all'arancia. Mi e' piaciuto molto anche l'abbinamento non scontato (ma nemmeno fuori luogo) tra polpo, broccoli e cacio e pepe ma avrei fatto volentieri a meno della salsa rossa.
Primo piatto:
fettuccine alle tre alici, burro e bottarga
Boom! Io ho potuto fare solo un assaggio ma e' davvero un piatto spettacolare. Le alici sono: salate (sciolte nel burro immagino), marinate, crude. Un gioco di sapidita' diverse e mai invadenti (nemmeno con l'apporto della bottarga) tenute insieme magicamente dalla morbidezza delicata del burro che non risulta mai eccessivo. Chapeau.
Secondo piatto:
palamita in crosta di nocciole su crema di zucca
Molto buono anche questo: cottura perfetta (rosata al centro), ottimo accostamento con le nocciole e la zucca che rende una bellissima interpretazione autunnale di questo pesce azzurro che da' sempre grandi soddisfazioni se cucinato bene.
Rinunciamo al dessert per goderci appena un altro po' di sole e aria aperta e andiamo via soddisfatti.
Osteria dell'Orologio
Via della Torre Clementina, 114, 00054 Fiumicino (Roma)
tel.+39 06 650 5251www.osteriadellorologio.net
mercoledì 1 maggio 2013
Al Pastificio, due anni dopo
Lo confesso, a volte e' dura anche per me che lo faccio (quasi) di mestiere, scrollarmi di dosso il pregiudizio e la diffidenza verso un locale che mi ha deluso in passato. E' il caso del Pastificio San Lorenzo, bel locale giustamente modaiolo in un quartiere che frequento raramente pur essendo a due passi da casa mia, che ha tutto al posto giusto: ambiente accogliente disegnato dall'architetto di grido, proposta di cucina intrigante ma non creativa a tutti i costi, servizio giovane ma ben rodato (adesso). Eppure - nonostante due anni fa fosse stato il "mio" vincitore nel contest del miglior hamburger romano - continuavo a portarmi dietro lo scotto della mia prima cena, a pochi mesi dall'apertura, davvero poco felice. La settimana scorsa invece sono finalmente riuscita a superare il blocco psicologico, e ho varcato nuovamente la soglia del Pastificio per una cena che si e' rivelata davvero interessante!
domenica 7 ottobre 2012
Rosti, uno dei motivi per cui potrei trasferirmi al Pigneto
Ok lo ammetto. Chiamatemi pure radical-chic, ma a me il Pigneto piace. Da anni, senza nessuna motivazione logica - soprattutto per me che pur di non spostarmi dal mio quartiere costringo gli amici a venire solo ai cinema sotto casa - ci vado abbastanza spesso per un caffe' con gli amici che vivono li', per il parrucchiere (ci sarebbe anche a Monti, ma qui e' diverso), per l'aperitivo informale, per la cena. Ma a farmici andare per tre volte nel giro di poche settimane ci e' riuscito solo Rosti!
domenica 26 agosto 2012
Coromandel, da colazione a cena
l'essenziale e' invisibile agli occhi. E al palato?
Quando abbiamo deciso di andare a cena da Coromandel - una delle nuove aperture dell'estate romana, tutta al femmminile e a due passi da piazza Navona - la settimana scorsa, non andavo in cerca di "esperienze" gastronomiche, a dir la verita', ma solo di un posto tranquillo e carino - e dove si mangiasse bene, naturalmente - per passare una serata con un amico che non vedevo da tempo e con cui avevo un po' di cose di lavoro di cui parlare.
Insomma forse sarebbe stato meglio scegliere un posto gia' collaudato e piu' anonimo pero' alla fine la curiosita' ha prevalso e abbiamo deciso di provare Coromandel.
Risultato: obiettivo centrato in pieno per la parte "tranquillo e carino" e aspettative superate per la parte "mangiar bene"! E adesso non vedo l'ora di avere occasione di tornarci per la colazione, che tra menu e foto, potrebbe diventare la mia prossima fissa.
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giovedì 26 aprile 2012
Yakiniku, niente fumo e tanto arrosto
Qualche sera fa sono stata invitata ad una cena per la stampa da Yainiku, "risto-concept fusion" al Pigneto. Un altro ristorante trendy e magari cino-jap sull'onda lunga della moda del sushi? Non proprio. In realta' sia i titolari - Maurizio e Giulietta - che la cuoca sono italianissimi, ma appassionati di Giappone e cucina giapponese (lui e' rappresentante di vini in Giappone), e hanno avuto modo di conoscere da vicino la cucina giapponese "vera". Che quindi vuol dire non solo sushi, ma tutta una lunga serie di pietanze e ingredienti.
venerdì 16 dicembre 2011
And the winner is...
Si e' ormai chiuso da circa una settimana il contest per votare l'hamburger piu' buono di Roma, che ha visto impegnata me, Stefano Magini e Elizabeth Minchilli come "giurati esperti" e molti di voi come "giuria popolare". Al di la' della gara, credo che per tutti noi sia stata un'esperienza divertente e interessante, per me e' stata l'occasione per tornare in alcuni locali dove mancavo da un po' e sicuramente di assaggiare quattro (anzi cinque) buonissimi hamburger.
mercoledì 30 novembre 2011
Antonello Colonna, ambasciatore del tartufo bianco d'Alba
Nonostante in questi giorni sia un po' provata gastr(onom)icamente - oltre alla maratona londinese, lunedi' sera sono stata all'Open Baladin per la serata Birra del Borgo Story e ho molto apprezzato la cucina "feticisticamente" contadina di Gabriele Bonci - per martedi' avevo ricevuto un invito al quale non avrei mai potuto dire di no: all'Open Colonna (da non confondere!) si festeggiava la premiazione dello chef come Ambasciatore nel mondo del tartufo bianco d'Alba (insieme a Fulvio Pierangelini, Jonathan Benno e Giorgio Travaini) proclamata un paio di settimane prima nel corso della XIII Edizione dell'Asta Mondiale del tartufo Bianco d'Alba.
Ancora cinema, questa volta col vino
Anche il vino, come il cibo, e' sempre piu' spesso protagonista del grande schermo. All'argomento e' dedicata un'interessante iniziativa romana dal titolo Padri ai Figli. Italiani da Oscar a cura della Maiora Film che grandi maestri del passato e giovani registi di film molto interessanti che verranno proiettati nel corso di tre serate dal 3 al 17 dicembre presso il Museo di Roma Intrastevere insieme ad alcune etichette di Cesanese del Piglio Docg.
venerdì 18 novembre 2011
Hamburger & Co, la sfida continua
Ho preso molto sul serio il mio ruolo di "giurato esperto" per il contest sul miglior hambureg di Roma... Non ho ancora avuto tempo di scrivere nulla, ma non crediate che io sia stata con le mani in mano, e con le mascelle vuote! E allora ecco qualche aggiornamento sui miei assaggi (che naturalmente non si sono limitati ai soli panini) concentrati per ora nelle due serate di mercoledi e giovedi (scusate per le foto pessime, ma la luce dei due locali non e' l'ideale.... e d'altra parte al ristorante ci si va per mangiare, mica per fare fotografie!)
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| il Cheeseburger di Urbana47 |
Primo step da Urbana47, un po' per comodita' e un po' prche' in un certo senso il locale di Angelo Belli e' il "padrone dio casa" dell'iniziativa. L'hamburger proposto e' il Cheeseburger Urbana 47, che come tutti i piatti del menu riporta gli ingredienti a km zero e il nome del produttore, secondo la filosofia del locale. E dunque: spalla di manzo Tenuta dell'Argento di Civitavecchia, maionese della casa con uova Urbani di Scandriglia, formaggio fiocco della Tuscia Chiodetti di Viterbo, guanciale Fanelli di Riofreddo, spinaci Giobbi di Ariccia, patate De Acutis Steccato. Da bere, una marzen della Birra Roma per andare sul sicuro, e chiusura con una bella rivisitazione in chiave moderna del Mont Blanc di Gaia Giordano, servito al bicchiere con cremoso al latte, biscotto al cacao e crema di castagne, molto delicato e piacevole.
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| l'Americano del Pastificio |
Ieri sera invece e' stata la volta del Pastificio San Lorenzo, da poco passato alla supervisione del bravissimo chef di All'Oro, Riccardo Di Giacinto. Due gli hamburger sulla carta del ristorante di San Lorenzo: l'Americano (200 gr. di hamburger di manzo con provolone, guanciale di Sauris e panino fatto in casa) e l'Amatriciano (160 gr di hamburger di maiale leggermente affumicato con ketchup di amatriciana, cipolla stufata, scaglie di pecorino e panino al pomodoro fatto in casa), entrambi serviti con patatine e maionese e ketchup fatti in casa. Golosi e affamati, non contenti del minihamburger con salsa di prugne e lamponi (mi pare, avevo bevuto un calice di Champagne per ingannare l'attesa dei miei commensali bloccati dal traffico) servitoci come benvenuto, abbiamo ordinato anche degli assaggi di arancini (classico, cacio e pepe e all'amatriciana) e i dessert, tra cui un cheesecake molto buono (quasi quanto il mio!).
Due parole in piu' sul bere: come ho gia' detto, io avevo cominciato con un calice (abbondante) di Champagne Paul Goerg, per ingannare l'attesa e questo mi ha aiutato a non arrabbiarmi nonostante io odi stare da sola al tavolo di un ristorante, soprattutto dopo essermi fatta un'ora e mezza di corriera, metro, bus e macchina per arrivare in orario... ma diciamo che ieri nonostante la stanchezza ero piuttosto ben predisposta per motivi miei, e quindi e' andata bene cosi. Insomma, quando si e' trattato di scegliere cosa bere con l'hamburger, abbiamo tentennato un po' sulla birra, bypassato i vini e alla fine quando qualcuno ha avuto l'ardire di proporre ancora Champagne, ci siamo trovati tutti d'accordo! D'altro canto, le bollicine sgrassano e si sa che lo Champagne non stona mai con nulla.
Gia', ma quale Champagne? In carta, il rapporto qualita'/prezzo faceva propendere per l'Aubry, che ha sempre il suo perche'. Gia', ma quale Aubry? Cuvee Brut Classique o Cuvee Rose' Classique? All'unanimita', ci siamo trovati d'accordo anche sull'eliminare il Rose', che ci sembrava decisamente poco adatto con l'hamburger, e abbiamo scelto il Brut Classique. Scelta che ha sorpreso parecchio il sommelier, che ha insistito (in modo carino) sul Rose', dicendo che secondo lui era piu' adatto ad affrontare la struttura e il sapore intenso dell'hamburger, soprattutto nel caso dell'Amatriciano. Noi siamo rimasti fedeli alla nostra idea di partenza e abbiamo felicemente pasteggiato a Champagne Brut. Sarei curiosa pero' di sapere cosa ne pensa chi e' piu' esperto di me sulla possibile accoppiata hamburger/Champagne Rose' che io invece immagino sempre insieme a piatti delicati magari a base di pesce...
giovedì 10 novembre 2011
Pronti all'assaggio? Parte la sfida dell'hamburger
Ci siamo! Da oggi e' aperta la sfida tra i quattro contendenti per il Miglior Hamburger di Roma, lanciata da Urbana47. Oltre al ristorante a Km Zero di Monti, a contendersi il titolo ci sono Tricolore Monti, Roscioli e il Pastificio San Lorenzo. Quattro ottimi indirizzi romani, quattro modi di intendere il classico panino con l'hamburger in versione gourmet. Nelle prossime settimane li assaggero' tutti e quattro e vi raccontero' le mie impressioni, voi potete fare lo stesso e votare il vostro hamburger preferito registrandovi sul sito di Urbana47.
Nel frattempo, vi racconto qualche altra notizia e vi dico le mie idee su cosa berci su.
infine, qualche curiosita': sapevate che negli USA maggio e' il mese dell'hamburger? E che l'uso di salse, sottaceti e condimenti vari e' nato nei primi anni del '900? In particolare, il ketchup divenne popolare soprattutto grazie a Henry John Heinz mentre sottaceti, cipolle e lattuga si sono diffusi solo negli anni '40. In NordAmerica questo decennio e' stata l'epoca d'oro dell'hamburger perche' gli americani hanno iniziato in questo periodo a prendere l'abitudine di pranzare fuori casa per lavoro: e cosa ci poteva essere di meglio di un panino?
Negli USA la burgermania e' talmente diffusa che ci hanno fatto anche orecchini, vestiti e divani con la forma del panino. Io preferisco mangiarmelo, e che sia buono!
venerdì 4 novembre 2011
La rinascita dell'hamburger
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mercoledì 28 settembre 2011
Da Enzo a Trastevere (che era Teo e ora e' Francesco)
Ieri sera, sprezzante della stanchezza - e del pericolo corso dal mio fegato dopo la cena della sera prima, si cui scrivero' poi - sono stata finalmente da Enzo al 29, a Trastevere.
Storica trattoria del quiet side trasteverino, questo minuscolo locale ha una storia - appunto - davvero lunga che ieri sera ci e' stata raccontata da Francesco, l'attuale titolare che l'ha ripresa in gestione seguendo le orme del padre dopo una parentesi fortunata affidata a Teo, ora in un nuovo locale a pochi passi.
Storica trattoria del quiet side trasteverino, questo minuscolo locale ha una storia - appunto - davvero lunga che ieri sera ci e' stata raccontata da Francesco, l'attuale titolare che l'ha ripresa in gestione seguendo le orme del padre dopo una parentesi fortunata affidata a Teo, ora in un nuovo locale a pochi passi.
lunedì 25 luglio 2011
Pausa pranzo / il "pranzetto" dell'Asino d'Oro a Roma
Altra prova per una pausa pranzo romana, sempre dalle parti di via Nazionale. Questa volta la scelta e' ricaduta su L'Asino d'Oro, il ristorante-trattoria (era stato un Tre Gamberi, cioe' una delle migliori trattorie d'Italia per la guida del Gambero Rosso) di Lucio Sforza, che dopo aver lasciato Orvieto e' approdato a Roma da un paio d'anni, prima in zona Montesacro e ora, appunto, a Monti. Me ne avevano parlato bene in molti ed ero curiosa di assaggiare la proposta per il pranzo, che nei giorni infrasettimanali prevede un menu fisso chiamato "Il Pranzetto": tre piatti (piu' un benvenuto), pane, acqua e un bicchiere di vino a 12 euro, che mi pare onestissimo.
Solo che ci sono andata in una delle giornate piu' calde del 2011 (prima che su Roma tornasse a spirare la bella arietta fresca di questi giorni) e sinceramente avrei gradito un menu un po' piu' estivo. Comunque era scritto fuori, sulla lavagnetta, quindi non e' che me ne voglia lamentare troppo. Comiciamo con un assaggio di carpaccio di zucchine, semplice ma giustamente fresco e ben condito. Poi arriva la vellutata tiepida di fave, insaporita dal finocchiettoe da un giro (forse un po' abbondante ma figuriamoci se io me ne lamento) di extravergine.
Il piatto seguente, il grano asciutto con verdure estive, mi ha un po' deluso. Non solo perche' io me lo aspettavo freddo (sara' stata la suggestione o il caldo?) e invece era caldo, ma perche' francamente era un po' troppo cotto (e dire che quando lo faccio io mi sembra che rimanga sempre troppo duro...) e un po' sciapo. Terzo piatto, lo sformato di patate e ricotta. Soffice, saporito, non eccessivamente pesante. Molto buono, pero' sinceramente dopo legumi e cereali le patate le ho trovate un po' eccessive... Capisco il dover contenere i costi, pero' diciamo che come menu non mi e' sembrato pensato benissimo.
Peccato perche' a parte il grano, e' stato tutto molto buono e in effetti a questo prezzo il "pranzetto" e' decisamente un'ottima soluzione per la pausa pranzo! Ci tornero' in inverno....
L'ASINO D'ORO
via del Boschetto, 73
Roma
giovedì 21 luglio 2011
Intermezzo italiano: e' nata Tonda!!
Chissa' quante volte lo avro' detto negli ultimi anni: "meno male che Sforno sta dall'altro lato della citta', se no sarebbe la rovina del mio girovita".
Ecco, ora il guaio e' fatto: Stefano e Antonio hanno deciso di aprire la loro terza creatura - dopo Sforno, appunto, e 00100 - ad una distanza "non piu' di sicurezza" da casa mia, per la precisione a pochi passi da piazza Sempione. Un ristorante di pesce e' stato trasformato (anzi, diciamo che e' ancora un po' un work in progress) in una pizzeria allegra e colorata - a partire dal logo prescelto e dal nome che fa simpatia - con le sedie di legno e paglia in tinte diverse, le pareti colorate, qualche tavolo fuori sotto al gazebo - ma la strada e' piuttosto tranquilla - e la solita atmosfera "easy" che contraddistingue anche Sforno (anche se ieri, avendo appena aperto, il locale non era affollato come lo e' di solito la casa madre, che nei momenti di pienone risulta un po' rumorosa).
In menu, piu' o meno la stessa offerta di Sforno ma "limitata" a fritti, pizze, focacce e dolci (niente primi e insalate), piu'... i trapizzini, cavallo di battaglia di 00100, qui proposti "al piatto" (anzi, nella vaschetta di vetro) in formato mignon, ideale per assaggi ripetuti (e piu' comodi da mangiare). Dentro ai triangoli di pasta della pizza - Stefano ha sfatato il detto che chi nasce tondo non puo' diventare....triangolare! - ci vanno a scelta i "soliti" ripieni classici della cucina romanesca, sempre buonissimi.
Manca, per il momento, la lavagna con gli special del giorno ma ci ha pensato la simpatica e bravissima Martina a dirceli a voce. Noi abbiamo scelto un trapizzino con la coda alla vaccinara, un suppli' alla genovese (in versione tiratissima e supersaporita, proprio come lo farebbe mamma' a Napoli... se mai facesse la genovese) e due Margheritissime, versione "nomentana" della SuperMargherita con pomodoro, fiordilatte, basilico e parmigiano.
Buonissime come sempre anche se il forno - arrivato direttamente dalla Campania - e' ancora in fase di rodaggio... ma direi che la prova e' superata! Da bere, prima una blanche belga alla spina e poi una Lupulus, altra birra belga aromatizzata al timo, interessante anche se non mi ha fatto impazzire.
TONDA
via Valle Corteno, 31
tel. 06 8180 960
Roma
mercoledì 13 luglio 2011
All'Oro: simply the best
Roma, meta' luglio, 35 gradi all'ombra.
Ho appuntamento per pranzo con un amico, che mi chiede "Di che hai voglia?"
"Di qualcosa di fresco e leggero", rispondo io.
E lui mi porta da All'Oro. Ora, a me piace tantissimo la cucina di Riccardo Di Giacinto, ma sinceramente sarebbe stato l'ultimo posto che mi sarebbe venuto in mente. Il locale e' al chiuso, piccolo, ai Parioli, e i piatti di Riccardo sono appunto buonissimi ma non rappresentano il mio ideale di "leggerezza" estiva, ecco.
E invece....
Con la luce del giorno - ci ero stata sempre a cena perche' mi dava piu' l'idea di un posto serale - il locale e' luminoso grazie al lucernario, e molto accogliente. Un'aria condizionata sparata alla giusta intensita' evita l'effetto serra, ma anche quello congelamento. E i piatti del menu "estivo" si sono rivelati tutt'altro che pesanti, portando a compimento la tendenza all'alleggerimento - ma senza perdere in sapore - che avevo ritrovato gia' nella mia precedente visita e che elimina l'unica, piccola pecca che avevo potuto riscontrare della cucina dell'All'Oro.
Abbiamo deciso per il menu Festival da 4 portate (a 55 euro) scegliendo noi i piatti che volevamo assaggiare, chiedendo pero' a Riccardo di farci porzioni piu' piccole, da Gran Festival (6 portate a 70 euro). Alla fine pero' tra un assaggio in piu' che ci ha mandato lui e una nostra richiesta extra, siamo arrivati a 6 lo stesso...
Iniziamo con il grazioso cestino dei pani e grissini fatti in casa (adoro le sfogliette al curry anche se questa volta erano meno speziate del solito) serviti con un piattino di ottimo olio extravergine, e con uno squisito amusebouche: crema di patate con caviale di lompo e scorzette di limone. Lo abbiniamo con un calice di Champagne (Pascal Mazet, se non ricordo male) che sara' l'unica fonte di alcool del pranzo, che fa caldo e poi bisogna tornare a lavorare! Eravamo soli, quindi siamo abbiamo avuto modo di chiacchierare anche un po' con Riccardo e Ramona, freschi sposi da poco tornati dal loro viaggio di nozze.Poi cominciamo subito con un piatto fantastico, in assoluto il migliore del pranzo, il sushi piemontese: una battuta di fassona piemontese avvolta a mo' di makizushi in una sottile sfoglia di tartufo estivo che sostituisce l'alga nori. Sul fondo del piatto, una salsa al parmigiano e una alla bagnacauda (buonissima ma non invadente) che sembravano quasi disegnare un uovo al tegamino (che non c'entra nulla col sushi pero' faceva un bell'effetto cromatico e col tartufo c'azzecca sempre) con tre nocciole "ammorbidite".
Un piatto divertente, leggero, pieno di sapore....ne avrei mangiati altri dieci!
Invece ci aspettava il secondo antipasto: il gambero alla parmigiana. Un grosso e succoso gamberone rosso crudo servito su quelli che sono i classici ingredienti della parmigiana: melanzana (solo polpa), sughetto di pomodorini, basilico e salsa di Parmigiano (forse solo questa un po' invadente rispetto agli altri sapori).
Passiamo ai primi: i bonbon alla crema di scampi con salsa di patate e prezzemolo sono la personale rivisitazione di Riccardo di un grande classico della cucina anni '80, oggi guardato con orrore da ogni gourmet che si rispetti. Ma perche' poi? (a fine pasto chiacchierando con Riccardo ci confesseremo a vicenda la nostra perversa passine per alcuni piatti trucidi ma che, se fatti bene, hanno sempre il loro perche'). E dunque, dentro ai bonbon di sfoglia da mangiare tutti in un boccone ecco pronta ad esplodere in bocca una crema di scampi da manuale, con tutta la panna che ci vuole per riempire il palato con quella meravigliosa, vellutata sensazione (e tutto il sapore del crostaceo). Perfetta la salsa, leggerissima e fresca nonostante la presenza delle patate, unico e piacevole tocco di colore in un piatto minimalista fuori e "massimalista" dentro.
Riccardo ha voluto mandarci anche un assaggio del suo piatto preferito del momento: le mezzelune di burrata con pomodori datterini e alici. Buonissime pure queste, molto equilibrate tra la componente grassa della burrata (dentro e fuori) e quella piu' fresca e sapida data rispettivamente dai pomodorini (interi, pelati) e dalle alici. Insomma, abbiamo gradito l'assaggio a sorpresa!
Ed eccoci al secondo, che doveva essere il primo e l'unico: il calamaro ripieno di pappa al pomodoro e 'nduja. Io non amo molto il piccante, ma c'e' da dire che l'uso di salumi e insaccati, anche "ignoranti" abbinati al pesce o comunque a piatti delicati, e' una delle cifre della cucina dello chef, e di solito da' ottimi risultati. Cosi' mi sono lasciata convincere. E bene ho fatto: il calamaro servito nel suo guazzetto rosso e' un tutt'uno con il suo ripieno, abbastanza hot ma buonissimo. Riequilibrano il tutto, anche qui, la presenza dei pomodorini, del prezzemolo e delle ottime cipolle agrodolci, oltre che un extravergine ben scelto.
Tempo di pensare al dessert, o meglio al caffe'? Macche'. Non riusciamo a rinunciare ad un assaggio di uno dei cavalli di battaglia dell'All'Oro, la spigola in porchetta con zuppa di carbonara e tartufo.
Ricordo che la prima volta che ho mangiato qui - sempre con lo stesso amico - rifiutammo il "consiglio" del maitre di ordinare questo piatto che non ci convinceva troppo e ne ordinammo un altro.
Ma Riccardo ce lo volle mandare lo stesso, e alla fine si rivelo' il piu' buono di tutta la cena (e gli altri mie erano piaciuti molto, eh).
Dimostrazione che a volte si deve osare, non solo da parte di chi sta ai fornelli ma anche di chi mangia!
Conclusioni? Siamo stati freschi di sicuro, e leggeri (nei limiti del possibile) grazie alle porzioni assolutamente indovinate. E sono sempre piu' convinta che Riccardo Di Giacinto sia - tra i cuochi romani giovani, ma con pochi a fargli concorrenza anche tra i piu' "anziani" - simply the best.
ALL'ORO
Via E. Duse, 1
Roma
tel. 06 97996907
www.ristorantealloro.it
domenica 26 giugno 2011
Da Teo a Trastevere
Prima si chiamava "Da Enzo", ed era un buco di locale molto spartano e casereccio che stava in via dei Vascellari (una carinissima stradina nel lato "quieto" di Trastevere, piena di botteghe e negozietti da scoprire), ma in cucina ci stava Teo e si mangiava bene (pagando poco).
Ora si chiama "Da Teo", sta affacciato su piazza dei Ponziani (praticamente di fronte a dove stava prima) ha qualche tavolino all'esterno sotto al gazebo nella tranquilla piazzetta e molti piu' tavoli dentro, l'atmosfera e' sempre informale, in cucina ci sta Teo e si mangia sempre bene (pagando poco), naturalmente.
A parte il nome diverso, quando l'ho scoperto grazie ad un'amica che lavora li vicino (All'erboristeria-centro benessere Nelumbo, andateci se vi volete regalare un po' di relax, magari prima di cena!) questo indirizzo e' diventato la mia risposta fissa alla classica domanda "mi dici un posto a Roma dove mangiare bene, cucina tipica, senza spendere troppo? Ah, magari a Trastevere cosi' prima o dopo facciamo una passeggiata".
Lo scorso inverno ci avevo mangiato una minestra di broccoli e arzilla buonissima, e un ottimo tiramisu (nonostante le pressioni per farmi scegliere la coppetta di crema al mascarpone con le fragoline).
Ieri sera sono tornata con amici nella nuova sede, e abbiamo mangiato: carciofi e fiori di zucca fritti, il pasticcio di patate della casa (uno strano "pasticcio" di patate e pomodoro, ma buono), una amatriciana, una carbonara (io, molto buona anche se con un po' troppo uovo per i miei gusti), spaghetti con le vongole, linguine (linguine?) ai funghi porcini e tagliolini cacio e pepe, piu' una coppetta di crema al mascarpone con le fragole (stavolta non siamo riusciti a dire di no, comunque e' buona anche se per me e' "troppo" e non riesco a mangiarne piu' di un cucchiaio) che ci e' stata offerta. Il "problema" e' che le porzioni dei primi piatti sono talmente abbondanti che poi non ce la fai a mangiare altro.
Ma magari per qualcuno questo non e' affatto un problema!
Il conto e' stato di circa 15 euro a testa, senza vino perche' ieri eravamo tutti astemi.
Insomma, se vi chiedono dove andare a mangiare a Trasevere etc etc, io un consiglio ve l'ho dato!
TRATTORIA DA TEO
piazza Ponziani, 7a
tel. 06 5818355
cell. 338 7004615 - 327 2092590
Ora si chiama "Da Teo", sta affacciato su piazza dei Ponziani (praticamente di fronte a dove stava prima) ha qualche tavolino all'esterno sotto al gazebo nella tranquilla piazzetta e molti piu' tavoli dentro, l'atmosfera e' sempre informale, in cucina ci sta Teo e si mangia sempre bene (pagando poco), naturalmente.
A parte il nome diverso, quando l'ho scoperto grazie ad un'amica che lavora li vicino (All'erboristeria-centro benessere Nelumbo, andateci se vi volete regalare un po' di relax, magari prima di cena!) questo indirizzo e' diventato la mia risposta fissa alla classica domanda "mi dici un posto a Roma dove mangiare bene, cucina tipica, senza spendere troppo? Ah, magari a Trastevere cosi' prima o dopo facciamo una passeggiata".
Lo scorso inverno ci avevo mangiato una minestra di broccoli e arzilla buonissima, e un ottimo tiramisu (nonostante le pressioni per farmi scegliere la coppetta di crema al mascarpone con le fragoline).
Ieri sera sono tornata con amici nella nuova sede, e abbiamo mangiato: carciofi e fiori di zucca fritti, il pasticcio di patate della casa (uno strano "pasticcio" di patate e pomodoro, ma buono), una amatriciana, una carbonara (io, molto buona anche se con un po' troppo uovo per i miei gusti), spaghetti con le vongole, linguine (linguine?) ai funghi porcini e tagliolini cacio e pepe, piu' una coppetta di crema al mascarpone con le fragole (stavolta non siamo riusciti a dire di no, comunque e' buona anche se per me e' "troppo" e non riesco a mangiarne piu' di un cucchiaio) che ci e' stata offerta. Il "problema" e' che le porzioni dei primi piatti sono talmente abbondanti che poi non ce la fai a mangiare altro.
Ma magari per qualcuno questo non e' affatto un problema!
Il conto e' stato di circa 15 euro a testa, senza vino perche' ieri eravamo tutti astemi.
Insomma, se vi chiedono dove andare a mangiare a Trasevere etc etc, io un consiglio ve l'ho dato!
TRATTORIA DA TEO
piazza Ponziani, 7a
tel. 06 5818355
cell. 338 7004615 - 327 2092590
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