Assaggi, viaggi e pensieri di una giornalista gastronomica / Tastings, travels and thoughts of a food writer
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mercoledì 1 ottobre 2014
Adam Handling at The Caxton, Londra
Dopo una giornata pienissima (fare 4 appuntamenti in zone diverse di Londra e' impegnativo, anche se almeno fattibile contrariamente a Roma!) e la piacevole faticata in cucina del week end per il supper club DiscoverSardinia, mia sorella ed io ci siamo concesse (ok, mi ha invitato lei veramente!) una cena posh in compagnia di una cara amica al ristorante gourmet del St. Ermin's Hotel. Un albergo bellissimo e di grande fascino, e un posto pieno di storia: situato proprio di fronte alla sede storica di Scotland Yard, durante la Seconda Guerra Mondiale ospitava Churchill e il suo staff ed era uno dei quartieri generali dei servizi segreti britannici. Oggi e' un hotel raffinato, e soprattutto la sede del ristorante di uno dei piu' giovani e affermati chef del Regno Unito, Adam Handling. A soli 26 anni - appena compiuti! - e reduce dal successo di MasterChef The Professionals (dove non ha vinto ma si e' fatto molto apprezzare dal pubblico e dai giudici, incluso Massimo Bottura)Adam ha da poco cambiato decor e insegna del ristorante dove lavora da alcuni anni, che oggi si chiama orgogliosamente Adam Handling at The Caxton.
domenica 18 novembre 2012
Discover Cilento, o della valigia dell'emigrante
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| il contenuto della mia valigia, fortunatamente scampato ai controlli doganali. Ah, mancano circa 5 kili di mozzarella di bufala campana dop! |
Esattamente una settima fa, a quest'ora salivo sull'aereo che avrebbe riportata a Roma da Londra dopo qualche giorno tra famiglia e amici, ma soprattutto dopo il mio primo supperclub.... in cucina! Infatti la ragione principale della mia gita fuori porta era andare ad aiutare mia sorella alle prese con il suo secondo evento di raccolta fondi a favore di una regione o area italiana - prima l'Abruzzo, questa volta il Cilento -, cimentandomi in cucina ma soprattutto assicurandomi che tutte le giuste materie prime arrivassero nelle migliori condizioni possibili nel Regno Unito! Quello che vedete su era il contenuto della mia valigia, che non aveva nulla da invidiare a quella degli emigranti nostalgici!
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mercoledì 14 novembre 2012
Il Peru' a Londra
Qualche giorno a Londra fa sempre piacere, se poi si tratta di passare un po' di tempo in cucina con la sorella e l'amica pasticcera di stanza in UK - ma di questo ne parlero' nel prossimo post - ancora meglio. Peccato che non resti tanto tempo per le visite culturali, i food market e i birrifici preferiti, ma pazienza! Almeno una cena come si deve pero' ci voleva, e quindi gia' qualche settimana prima della partenza era cominciato, come sempre, era partito il toto-prenotazione. Il locale trendy, l'italiano (superchef) a Londra, l'etnico? Alla fine, dopo i soliti diecimila cambi di programma anche causa ospiti che forsevengonoforseno, la scelta e' ricaduta su Lima. Non la citta' peruviana, un po' fuori mano, ma il ristorante londinese dello chef peruviano Virgilio Martinez, ex executive chef di Astrid y Gaston (lanciatissimo ristorante di Lima, la citta') e ora chef patron del Central, sempre a Lima, che ha ben pensato di aprire anche un locale a Londra. Tanto per farvi capire il tipo, di posto e di chef, uno che scrive - o chi per lui - sul sito "La nostra idea di lusso gastronomico e' semplicemente avere qualcosa di naturale, indigeno e unico". Mi piace. Un po' come qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio, qualcosa di blu, no? E poi, la cucina andina, ricca di cereali alternativi come quinoa, amaranto e tanti tipi mai sentiti prima di mais, e' perfetta per me che non mangio glutine, cosi' mi sento meno gastronomicamente sfigata!
martedì 1 novembre 2011
London, the Italian way
Colgo l'occasione del giorno di festa per recuperare e scrievere qualcosa sulla mia recente trasferta londinese. Che per un po' di coincidenze - ma nemmeno poi tanto - e' stata quasi tutta all'insegna dell'italianita'. A cominiciare dal motivo per cui ero li', e cioe' l'appuntamento inglese di Identita' London, con cui Paolo Marchi & Co gia' da qualche anno portano nella capitale britannica il meglio della gastronomia e della cucina italiana.
mercoledì 12 ottobre 2011
London Calling
A meno di una settimana dal ritorno dell'atteso appuntamento con Identita' London - cioe' il congresso milanese di alta cucina ideato da Paolo Marchi in tresferta nella capitale britannica - Londra fa parecchio parlare di se' gastronomicamente e non solo, e io non vedo l'ora di toccare suolo inglese per provare un po' di posti nuovi pare molto interessanti, oltre che per assistere alle lezioni del congresso IG.
giovedì 21 luglio 2011
Cosa c'e' di nuovo (o comunque di buono) a Londra/2 : Dock Kitchen
E torniamo a Londra, e al cibo londinese (e dintorni). Per i festeggiamenti familiari, la scelta e' ricaduta sull'ottimo Dock Kitchen dove ero gia' stata quest'inverno. Stevie Parle, il cuoco, e' un simpatico e giovane cuoco giramondo che vive (viveva fino alla nascita del figlio) su una barca sul Tamigi e fino a un paio di anni fa intervallava i viaggi con il lavoro in un pop up restaurant a Londra. Poi in societa' con il designer Tom Dixon- che si e' pure costruito la sua "casa-torre" in una ex cisterna dell'acqua di fronte - ha aperto questo locale.
Nella zona meno fighetta di Portobello, una volta finite le case superlusso dei vip locali, il Dock Kitchen e' un ex capannone che si affaccia su un canale del Tamigi, ed e' praticamente uno dei pochi ristoranti londinesi a poter vantare uno spazio all'aperto per aperitivi e cene (tempo permettendo) o anche per il settimanale mercatino di frutta e verdura che viene ospitato qui. Dentro, il grande spazio e' arredato con lampadari e altri oggetti di grande effetto, tavoli apparecchiati semplicemente ma con cura, scaffali pieni di prodotti (soprattutto italiani, dalla pasta all'olio) e, nel mezzo, la grande cucina a vista (e "a naso") dove Stevie e i suoi preparano i piatti ispirati alle diverse cucine del mondo. Il menu prevede una scelta alla carta e un menu fisso (a circa 40 sterline) che cambia spesso in base al mercato e alla stagione.
Noi abbiamo scelto il menu Wild Food basato in gran parte sulle materie prime provenienti da un fornitore del Kent che gli manda quel che raccoglie tra prati, boschi e coste del Sud dell'Inghilterra.
Ottima partenza con il wild kibbeh, un piatto tradizionale libanese a base di grno spezzato fiori, germogli e foglie. Saporito, fresco e delicato, con un lieve tocco speziato dato dallo za'tar (mix di semi di sesamo, origano, timo, peperoncino e altre erbe). Buono!Proseguiamo con una delle specialita' di Stevie ispirata all'Italia, gli gnudi di ricotta di bufala maggiorana, pinoli e scorza di limoni di Amalfi. Ancora piu' buoni della versione provata precedentemente (con limone, pinoli e agretti) i tre gnudi nel piatto conditi solo con olio extravergine italiano (per nulla invadente ma piccantino, non so se al naturale o per una leggera infusione di peperoncino) erano davvero tre bocconi di felicita'. Non posto la foto perche' e' davvero brutta, causa luce non ottimale e poca...presenza scenica. I piatti di Stevie Parle sono fatti piu' per essere mangiati che per essere guardati, la mise en place nel piatto e' poco piu' che casalinga ma vi assicuro che non si sente la mancanza di maggior attenzione all'estetica!
Segue il riso pilau con funghi (morchelle o spugnole, e galletti scozzesi), zafferano e cumino nero selvatico, una specialita' del Kashmir. Anche questo molto buono, giustamente speziato e per nulla pesante, anche se la scelta di far seguire tre "primi" (e' vero che negli gnudi non ci sono carboidrati pero'...) puo' sembrare un po' strana.
E arriviamo alla parte proteica della serata: un ottimo rombo arrostito sul finocchietto selvatico servito con diverse "verdure marine" tra cui l'astro marino (sea aster) salicornia (samphire) e porcellana di mare (sea purslaine o Halimione portulacoides). Un piatto dai sapori molto puliti e molto "marini" senza avere eccessi di iodio, dalla cottura perfetta che rispettava la materia prima ittica, cosa davvero insolita a queste latitudini (o piu' che altro, ovunque fuori dall'Italia...). Da bere, per meta' tavolo un Muscadet francese e per l'altra meta' (la mia) un buon Pinot Grigio Ramato Vigneti delle Dolomiti della Cantina d'Isera, dall'insolito colore rosato e dai profumi piacevoli.
Gran finale con il dolce - con tanto di candeline! - scelto dalla festeggiata: una goduriosa torta morbida al cioccolato accompagnata da un fresco yogurt piacevolmente acidulo a stemperarne la dolcezza. Devo dire che raramente ho visto una tavolata cosi' cosmopolita (tre italiane, THE DOCK KITCHEN
Portobello Docks344/342 Ladbroke Grove
Kensal Road W10 5BU
www.dockkitchen.co.uk
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